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Lettere e proposte

aggiornate al 1999

 

Caro Jacopo

(forse sarebbe meglio Egregio Signor Fo?), ho avuto occasione di ascoltare ieri sera al Maurizio Costanzo Show le tue considerazioni a proposito del livello qualitativo dell'insegnamento nella squola italiana e sono rimasto esterrefatto.
Mi spiego meglio partendo un po' da lontano. Ho 45 anni (quasi) e tempo fa ho frequentato con profitto minimo un bel liceo classico di Milano. Non ci capivo niente e non sapevo a che cosa servissero le cose che mi insegnavano. Poi sono cresciuto un po' e dagli insegnamenti del liceo è nato un amore tutto speciale per il significato delle parole. Tutto il bagaglio nozionistico si è rivelato nel suo pieno fulgore e adesso posso vantare nel mio vocabolario personale parole come "giulecca" o "mallevadore" o ancora "merdocco". Parole esotice e, alcune, obsolete che non sono mai riuscito ad usare per comperare un etto di salame o per scegliere la candeggina migliore per i colorati. Crescendo ho incontrato una donna che mi ha reso marito (come avrebbe detto Giovannino) e ho anche avuto dei figli (due fratelli adottati, un'esperienza unica), Geremia e Maria Guadalupe, che adesso frequentano la squola elementare. Pensavo di essere solo e malato quando inorridivo leggendo gli insulsi sproloqui del sussidiario di Geremia. A parte il problema della lingua (i due parlavano spagnolo fino a un anno fa), come spiegare al malcapitato il significato della frase "La Protezione Civile e gli Enti preposti espletano attività per la salvaguardia dell'ambiente"? Già "Attività" è una parola con mille trabocchetti, difficile da spiegare a un bambino che ha sempre parlato solo italiano, figuriamoci a uno che parla ancora Itagnolo. Pensavo davvero di essere solofino a ieri sera quando ho scoperto che qualcuno, sfruttando correttamente una posizione egregia, sta cercando di muovere le acque. Non sono più solo con i miei pensieri e seguirò con attenzione i progressi di Alcatraz.
Qualora avessi delle idee di qualsiasi tipo in proposito non mancherò di fartele avere (come negarti il piacere di cestinare?). Se poi qualcuno mi inserisce nella mailing list di Alcatraz ne sarò felice.
Grazie di avermi letto fin qui (ma continua che ci sono i saluti)
Ciao!
Mauro Farbene

 

Egr. Signor Fo,

Ho assistito in TV al suo intervento ieri sera al Costanzo Show a proposito dell'attuale situazione della scuola e sono assolutamente d'accordo con lei. In effetti i testi scolastici sono strutturati in maniera assurda e confesso senza vergogna che anch'io, pur essendo laureato e ormai "navigato" (ho 50 anni) molto spesso quando mia figlia di 14 anni mi chiede aiuto per capire il testo che
deve studiare, mi trovo in difficoltà a capire di che cosa si parla. I termini poi sono spesso astrusi, addirittura nei titoli dei capitoli, e si dà per scontato che un ragazzino conosca già terminologie che sono probabilmente note solo all'autore del testo.
A parte questo credo che si debba ripartire dalla struttura della scuola elementare: non è possibile (credo) che si arrivi alle medie, ma anche alle superiori, senza avere delle conoscenze di base elementari, che evidentemente la scuola primaria non riesce piu' a dare. Invece di tentare inutilmente di dare ai ragazzini una "cultura" inutile sarebbe il caso che la scuola elementare tornasse a insegnare a leggere bene e a "far di conto". Credo che questo basterebbe intanto. Poi ovviamente il discorso dei testi scolastici e degli insegnanti.
Sono poi molto d'accordo con lei sul "peso" di lavoro che i ragazzi devono sostenere: ad esempio mia figlia, prima liceo, ha cinque ore al mattino piu' deve lavorare altre 5-6 ore al pomeriggio per i famosi "compiti per casa". Perchè se un operaio lavora otto ore uno studente (anche delle medie) ne deve fare 10 o 12? Non è anche questo un modo per far odiare la scuola e far perdere a molti ragazzi l'opportunità di avere il diritto sancito dalla costituzione all'istruzione? Nella mia area (nord est) molti ragazzi infatti abbandonano la scuola alla fine della terza media e non credo che ciò sia dovuto solo al fatto che lavorare porta ad avere disponibilità finanziaria. Se la scuola fosse per loro un ambiente stimolante e non castrante forse l'emorragia di studenti che abbandonano si ridurrebbe e tutta la società ne godrebbe.
Mi scusi per la lunghezza di questa lettera, volevo solo esprimerle la mia solidarietà per il lavoro che sta portando avanti.
Le auguro buon lavoro e anche buon Natale e un felice nuovo anno.
Mario Vizzotto

Oderzo (Treviso)

 

Pisa, 22/12/99

Caro Jacopo,

dopo la trasmissione andata in onda ieri sera del Maurizio Costanzo dove si parlava per sommi capi della scuola, mi è venuto in mente di dirti cosa è successo a mio figlio Niccolò non più tardi di una settimana fa.

Niccolò ha 10 anni ed è arrivato alla classe 5 della scuola elementare con buoni risultati,  ma molto annoiato.

Mercoledì scorso, per farla breve, è stato vittima di un vero e proprio processo svoltosi in classe con la benedizione dell' "insegnante" di matematica.

I suoi compagni (i bambini piccoli sono tendenzialmente cattivi) sotto minaccia di punizioni lo hanno non solo giudicato, ma dovevano anche scegliere la punizione da infliggergli.

La conclusione è stata quella di scrivere 150 volte NON MI COMPORTERO' PIU' MALE A SCUOLA.

Niccolò è stato molto segnato da questa cosa e quando furiosamente sono andata aparlare con l'insegnante mi è stato risposto che era stata semplicemente UNA LEZIONE DI DEMOCRAZIA.

Questi sono gli educatori a cuio affidiamo i nostri figli: come possiamo difenderci?

Ho fatto un esposto in presidenza.... Ma poi?

Mancano solamente 6 mesi alla fine dell'anno scolastico vivo con la speranza che alla scuola media sia diverso,ma ho dei grossi dubbi.

Cerco di insegnare dei valori, ma poi proprio la scuola ( le isegnanti) vanificano un duro lavoro di esempio e di parole.

Grazie per il prezioso tempo che ti ho rubato

Gaia

 

Mi chiamo Dario Rocco

e sono un insegnante specializzato  per l'integrazione degli alunni con handicap nelle scuole medie.

Vorrei aggiungere un piccolo contributo su questioni che stavano ribollendo da anni nelle mie viscere e a cui qualcuno, finalmente, ha dato voce.

E' da decenni ormai che una scuola basata su considerazioni filosofiche figlie di opinioni di pochi, se non di un solo intellettuale, è alacremente impegnata a formare genitori, professionisti, insegnanti.La forte spinta di un umanesimo scientifico che si è imposto con forza dal  dopoguerra ha finalmente cambiato qualcosa nelle scuole materne ed elementari, qualcosa in meno nelle medie, quasi niente nelle superiori.

Ed è proprio durante gli studi superiori, gli anni in cui si consolidano i valori,  che ancora  oggi i figli dei professionisti o dei genitori  ricchi di aspettative fanno studi classici,  gli altri, con pretese a scalare, fanno studi scientifici, tecnici e infine pratici.

La maggior parte di tali studenti  ha assorbito crescendo la stessa gerarchia di  valori culturali già sedimentati  in molti dei loro educatori contribuendo a irrigidire tutto il sistema.

La cosa più sorprendente è che molti di coloro che oggi credono ancora nell' importanza dell'insegnamento del greco antico e su criteri di valutazione interamente basati sulla conoscenza di contenuti,   hanno contestato a loro tempo questo modo di ingessare le persone e di imporre una cultura fuori dal tempo. Purtroppo chiunque abbia buone capacità linguistiche saprà trovare giustificazioni sul valore formativo di qualsiasi disciplina, basta addentrarsi nei meandri delle argomentazioni filosofiche e alla fine ci si ritrova tutti a parlare di affinamento della logica, dei valori della nostra cultura e magari a inneggiare l'utilità di una materia probabilmente poco utile per l'apprendimento di un' ulteriore materia inutile.

A tal proposito, c'è qualche pedagogista che sia  andato a fare serie ricerche su quanto c'è di vero  circa il valore formativo della grammatica latina o della tecnica risolutiva dell'equazione di 3o grado, che abbia cioè controllato quale cavolo di effettivo cambiamento si sia verificato nella personalità di chi le ha studiate rispetto a chi ha impiegato lo stesso tempo e intensità per studiare tutt'altro? Si è verificato poi  se questo cambiamento sia più o meno vantaggioso rispetto a un ideale educativo condiviso?

C'è qualche ricercatore che abbia determinato la differenza nell'espressione scritta e orale di chi ha più o meno studiato le diverse analisi grammaticali e sa dare il nome a ogni parte del discorso?

Risposte non certe purtroppo danno ancora fiato a quanti dirigendo e condizionando sono ciechi di fronte ad assurdità che non hanno niente a che fare con l'educazione e che talvolta  hanno malamente a che fare anche con la pura e semplice istruzione.

Credo comunque si tratti solo di una questione di tempo. Sotto il peso di una realtà troppo diversa da quella scolastica si dovrà decidere con o senza ricerche,  di  riformare  in particolare la didattica scegliendo solo le discipline e di queste i contenuti sicuramente funzionali alla vita. Sarà in quel tipo di scuola che non ci si sentirà un pesce fuor d'acqua e si potrà proporre  ad esempio di utilizzare la drammatizzazione in classe anche per studiare qualsiasi racconto che si è appena letto, di rinunciare al polinomio per far compilare vaglia o fare giochi in gruppo a cui partecipano alunni e insegnanti basati sullo scambio dei ruoli innestando così le attività didattiche sulle naturali  motivazioni dei ragazzi e sulle possibili esperienze future.

Sa cosa mi diceva un collega di matematica delle superiori quando gli ho domandato se non gli sembrava più funzionale, per stimolare l'intelligenza dei ragazzi, incentivare l'osservazione concreta, la costruzione del materiale e  la ricerca delle leggi della fisica piuttosto che insegnare una serie di formule? Che si sarebbe perso un mucchio di tempo, che per la fine dell'anno sarebbero stati a studiare ancora la cinematica e che quindi avrebbe fatto una brutta figura col collega  di matematica dell'anno successivo e con i genitori, che sarebbe stato un vero problema valutare gli alunni e poi nessuno  gli avrebbe garantito che tutto il lavoro di ricerca avrebbe inciso di più sullo sviluppo della logica.

 Anche io per alcuni versi mi sono adattato. Dovrei stare sempre a lottare, a convincere chi è abituato da decenni a ragionare sempre nello stesso modo. Però non mi sento a mio agio e cosa che mi fa piacere  è così anche per  molti altri colleghi .Ogni tanto pungoliamo ma è troppo poco.

Saluti e Auguri

 

Una lettera aperta al Ministro della Pubblica Istruzione

CARO BERLINGUER, ADESSO TOCCA A NOI DIRETTORI E PRESIDI

Il 13 giugno del 96, all'inizio dell'orale del concorso direttivo, un commissario -vista la mia Laurea in Economia e Commercio- esordì con la frase "....allora lei sarà un bravo manager nella scuola".
La mia fu una risposta un po' stizzosa. Ribadii il mio desiderio di essere direttore didattico, attento e portato verso le problematiche educative, didattiche e pedagogiche. E così è stato nella mia esperienza trentina a Moena (2 anni) e a
Carpegna (1 anno). Ora che sono a Rimini in un circolo già "dimensionato" (800 studenti circa), mi accorgo che la didattica è di qualcun altro e io devo rincorrere i problemi amministrativi inerenti "genitori, bidelli, orari, bilanci, rendiconti...".
In tutto questo si inserisce il corso per acquisire la cosiddetta dirigenza (che stiamo concludendo) e il recente Circolare Ministeriale per la Valutazione dei capi d'istituto in attuazione dell'art. 41 del C.C.N.I. Nel regime di autonomia della scuola, si dice in sostanza, verranno apprezzate (cioè valutate) le attività realizzate dai capi di
istituto. I più bravi godranno di una retribuzione aggiuntiva.
In un anno di transizione, che ci vede impegnati su tutti i fronti (da ultimo quello del passaggio dei bidelli dai Comuni allo Stato) invece di lavorare per favorire la coesione e le sinergie fra le scuole ci si sta chiedendo di essere come delle aziende in concorrenza fra di loro.
In un appello ad inizio di anno scolastico ho scritto ai colleghi direttori ed ispettori dicendo che "..ci sono due virus nell'aria e che in questo periodo possono annidarsi nel DNA dei presidi, delle direttrici e dei direttori didattici (futuri dirigenti scolastici): sono i virus della gelosia e dell'invidia. Alcuni di noi si stanno attrezzando per formare una buona difesa immunitaria, prima che lo stress da "corso dirigenziale" faccia indebolire il fisico, la mente e lo spirito. Abbiamo scoperto che la convivialità e la solidarietà possono essere, insieme al "riso e allo humor", buoni antidoti alla possibile futura epidemia, che porterebbe inevitabilmente alla solitudine e allo sconforto (credo che in termini scientifici si dica "burn out").
Poiché il primo saggio letto nella mia vita è stato lettera ad una professoressa, prendo spunto da don Milani, per affermare che "...sortirne da soli è avarizia, sortirne insieme è politica". E continuavo poi proponendo di "metterci in rete", di "unire le forze" e di "lavorare insieme". Ora, caro Ministro Berlinguer, a me non interessa essere più bravo di qualche altro direttore o preside.
Mi piace l'idea che la scuola sia ben fatta, che ci sia un buon clima e che in questo clima si lavori per formare "buone teste" e "brave persone", capaci di relazionare positivamente con gli altri anche nell'intento  soddisfare i propri bisogni fondamentali. Ed il lavoro è uno fra i più importanti, ma non il solo, di questi bisogni. Per questo mi dispiace quando vedo un collega in difficoltà. E se la scuola che lui dirige "va male" faccio di tutto per migliorarla  perchè - per me - questo significa una sconfitta: non sua, ma di tutta la scuola e della comunità che educa e forma.
Non sono quindi attratto dall'idea di perdere tempo per inventare la maniera migliore di scrivere quello che ho fatto e per "autovalutarmi". Chi vive nella scuola sa perfettamente cosa succede nelle nostre scuole e non sono certo i quintali di carta scritta che fanno la qualità della scuola. Mi auguro che dopo gli insegnanti si ripensi ora anche alla
"autovalutazione" dei futuri dirigenti. Anche noi possiamo essere ascoltati.
Il direttore didattico del 3° circolo di Rimini
Gianfranco dott. Zavalloni

 

 

Ciao Jacopo e ciao a tutti voi pionieri dell'istruzione del futuro (mi auguro non troppo lontano).
Mi chiamo Sarah, avrò fra qualche giorno (12 marzo) 23 anni. Sono uno dei "prodotti" peggio riusciti della INNOVATIVA scuola italiana. Ho sempre odiato il dover imparare a memoria "cose" di cui non se ne capisce il
senso, per questo non l'ho mai fatto. Ho frequentato un liceo scientifico (l'errore più grande che si può fare
quando non si ha alcuna preferenza particolare) con risultati carini a livello didattico ma con nessuna soddisfazione personale. Nei licei si "premia" ancora chi meglio riesce ad omologarsi e chi per parlare di un poeta legge la critica di un autore e la ripete come se lui fosse arrivato a quelle conclusioni (magari senza aver letto il poema cui fa riferimento).

Molti miei compagni di liceo avevano un brutto rapporto con la matematica, e si ritrovavano a non saper risolvere banali problemi di logica (l'unica parte della mate davvero utile) ma saper risolvere un limite (imparandone i meccanismi). Per la mia incapacità nello studio meccanico, ho imparato limiti, derivate e integrali solo quando mi hanno detto che mi servivano per lo studio di funzioni, per poterne tracciare il grafico in modo più rapido.
Finito il liceo ho deciso di iscrivermi a matematica (???). Ancora negli istituti superiori manca una adeguata informazione su come sono articolati i piani di studio universitari. Sono al terzo anno ma sto accarezzando da
vicino l'idea di mollare tutto perché non riesco ad essere soddisfatta per quello che faccio, mi sembra una troppo lunga perdita di tempo. La mia idea iniziale era di fare la prof per evitare che così tanti trovino difficile una materia che è solo un gioco. Non ho abbandonato questa mia aspirazione ma ora vorrei insegnare ai bambini e con questo corso di laurea non posso farlo. In questo periodo cerco di mettere ordine fra le mie idee. Ho sempre riconosciuto la inesistente validità del nostro sistema scolastico: ho frequentato il secondo anno universitario con l'idea di laurearmi per lavorare nell'ambito didattico sperimentale (alla ricerca di nuovi metodi di insegnamento).  Ma la scuola di oggi ancora non è pronta per queste cose, purtroppo. Al Maurizio Costanzo ho visto la puntata dove eri tra gli ospiti, hai parlato dei vostri progetti è hai lasciato il vostro indirizzo. Mi sono sentita estremamente vicina ai vostri propositi e ora leggendo le pagine dedicate alla scuola non posso che condividerle in pieno. Ho molte idee anch'io, sono maggiormente interessata alla scuola primaria, è l'età in cui il bambino comincia a formare la sua personalità e trovo sia importante lasciarglielo fare nel modo più libero possibile. Per la matematica il vostro metodo è stimolante, non ci avevo mai pensato, l'avevo sempre considerata come un gioco. Magari per le nozioni di base può essere appropriato un insegnamento stile gioco, che stimoli la loro fantasia e ne favorisca lo sviluppo (la scuola condanna ancora la troppa fantasia dei bambini). E' importantissimo, solamente per le nozioni di base, che i bambini non usino i calcolatori elettronici, in quella fase hanno un effetto negativo sulle loro capacità, ritengo sia interessante vedere perché e come funzionano le varie operazioni, almeno all'inizio. Ho diverse idee anche su altre discipline e sul come renderle più interessanti e utili. Mi piacerebbe poter collaborare hai vostri progetti perché prima o poi avrò dei figli e non voglio che perdano la loro fantasia o che si sentono incapaci e falliti solo perché non riescono bene in un sistema scolastico che ne uccide le parti più vitali e originali. Distinti saluti, sono comunque una vostra sostenitrice. 

Con affetto Sarah.

 

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