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13 Marzo 2005 - Il Cacao della domenica
Le avventure di Nemo


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Indice di questo numero:

- Le avventure di Nemo, giornalista d'assalto.
- I miei condoni (parte seconda)

Comunicato 1
Siamo arrivati a 500 firme alla petizione a Prodi per il risparmio energetico. Firma anche tu su www.politicando.altervista.org .

Comunicato 2
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Le Inchieste di Michele Straboni detto Nemo
Giornalista indipendente per pochi abbonati.

Il web mi ha salvato. Quando tutti i giornali hanno smesso di pubblicare i miei servizi mi sono rintanato nel mio sito, ho costruito un'area riservata e, grazie al Cielo, ho trovato millecinquecento pazzi disposti a darmi 27 euro perche' continuassi a scrivere.
E cosi' mi trovo alle due di mattina a seguire una ballerina di una televisione locale, lungo un tunnel sotterraneo che parte da un'enoteca in Trastevere di proprieta' di un ex militante di Lotta Continua passato come tanti alla ristorazione.
Maledetti tutti i giornalisti che non si devono fare queste scarpinate notturne tra catacombe e fognature e se ne stanno seduti alla scrivania ad aspettare che le agenzie di stampa gli dicano cosa devono scrivere.
Intanto che camminiamo cerco di scambiare qualche parola con la ragazza.
"Ti ho vista in tv, balli molto bene..."
"Sei un'esteta che non guarda solo le gambe?" Ribatte lei ironica.
"No, sei brava, lo penso veramente..."
"Lo so che non faccio un gran che.
Ma anche io sono restata fregata come Di Stefano. Ero convinta che ce l'avrebbe fatta ad avere la sua tv e io ero gia' in parola per condurre un mio programma. Quando Mediaset mi ha proposto di mollarlo ho detto di no. Cosi' adesso sono sulla lista nera. Ma non mi importa. Ho il mio programma anche se e' solo su qualche tv locale. Meglio un ruolo pulito dentro Europa7 che diventare una star sulle televisioni dei pirati."
E' chiaro che e' diventata una militante infervorata della resistenza di Europa7.
Cerco di capire meglio: "Ma perche' Di Stefano non ha fatto la sua tv nazionale?"
"Ma sei proprio disinformato! Europa7 aveva vinto la gara d'appalto indetta dal governo D'Alema per le reti televisive nazionali. Di Stefano si era presentato a sorpresa con tutte le carte in regola e aveva vinto le frequenze. Invece Rete 4 era stata bocciata. Questo diceva la legge. Nel giro di pochi mesi ci saremmo trovati a trasmettere sulle frequenze di Rete 4. E addirittura avremmo avuto due canali televisivi nazionali perche' Europa7 aveva vinto la gara per DUE frequenze televisive. Cosi' ci siamo preparati al grande balzo. Studi televisivi, troupe, programmi, assunzioni.
Ma le frequenze non sono mai state date. Ci sono stati ricorsi al Tar, alla Corte Costituzionale e a tutti i tribunali che il buon Dio ha mandato in terra. Tutti i tribunali hanno dato ragione a Di Stefano ma ogni sentenza non e' stata applicata.
E alla fine il Presidente del Consiglio ha fatto approvare una legge che chiude la partita e salva Rete 4."
"Beh, Di Stefano ha perso..." Osservai io. Lei mi schiocco' uno sguardo furente. Era evidente che aveva fatto di quella storia una questione di vita o di morte.
"Si', Di Stefano ha perso la partita. Ma resiste."
Non disse piu' niente, forse disprezzandomi per la mia frase. Ero entrato in un mondo dove i punteggi vengono calcolati in un'altra maniera. Non importa vincere, importa resistere.
Questo aveva fatto di Di Stefano, un mito della citta' sotterranea dove si erano rifugiati tutti i reietti del Mondo di Sopra, come lo chiamavano loro.
Non era facile avere rapporti con quella gente.
Apparentemente avevano scelto una sorta di esilio mediatico. Pochi sapevano dell'esistenza di Di Stefano fuori dai sotterranei della Societa' dei Consumi.
Non era un guerriero di carta che navigava nei talk show. Di Stefano e' un uomo che odia combattere. E lo fa in silenzio. Forse proprio per questo e' diventato un mito.
Quando quella mattina un accattone mi aveva fermato di fronte all'edicola dove compro sempre i giornali, ci avevo messo un po' a capire cosa volesse da me. Non ti aspetti che un mucchio di stracci ti sussurri: "Di Stefano ti vuole parlare."
Poi ho guardato quell'uomo negli occhi, e ho visto quella luce che hanno quelli ci sono veramente. E ho ascoltato quello che mi stava dicendo con la sua voce bruciata dall'alcool: "Di Stefano vuole parlarti. Trovati stasera all'una e mezza alla metropolitana Ostiense. All'ingresso dalla stazione dei treni."
"Di Stefano chi?" Chiesi.
"Ce n'e' uno solo sottoterra. E' quello di Europa7."
Avevo sentito qualche cosa su tutta la storia. E avevo sentito dire che c'era un uomo che stava seguendo un suo sogno privato di giustizia. E fiutavo una grande storia per i miei millecinquecento lettori.
Per questo mi ero trovato all'appuntamento.

Stavamo camminando da mezz'ora lungo i cunicoli dell'ex capitale del mondo, alla luce delle nostre torce elettriche, quando arrivammo di fronte a una porta di ferro chiusa. La ragazza tiro' fuori una piccola chiave e l'apri'. Salimmo una serie di scale, fino ai tetti e poi di nuovo giu' sotto terra. Un'altra porta, questa volte di acciaio. Entrammo in un locale illuminato, lasciammo le nostre scarpe all'ingresso e ci inoltrammo per un lungo corridoio coperto da uno spessore di quindici centimetri di moquette amaranto.

Di Stefano mi aspettava seduto su una grande poltrona ricoperta di tessuto color crema. Magro, elegante nella sua semplice tuta da jogging blu, si alzo' per stringermi la mano: "Mi scusi per il percorso rocambolesco che ha dovuto seguire. Ma le condizioni attuali mi costringono a vivere un po' ritirato..."
"Non c'e' problema..." Risposi io sorridendo. "Per una buona storia ho fatto di peggio..."
"Beh, allora l'accontento subito. Ha letto sui giornali della multa a Mediaset e Rai?"
"Si', ogni tanto anche a loro qualche cosa va storto..."
"Ma forse non sapra' COME e' successo che li hanno condannati."
"Non era previsto dalla legge?"
"Certo. Ma dove vive lei? In Italia le leggi sono dei soprammobili. Li si tocca solo quando lo decide il padrone di casa.
La legge Maccanico prevedeva che ogni anno una commissione di controllo verificasse se le tv avevano rispettato i tetti di pubblicita' stabilita. D'Alema nomino' a capo della commissione Cheli. Bertinotti invece designo' Monaco.
Entrambi hanno fatto di tutto per procrastinare. Monaco ha addirittura votato le mozioni a favore di Mediaset.
Il risultato e' che NON sono state istituite le istruttorie di controllo dal 1997 al 2003. Dovevano essere fatte tutti gli anni. Ma niente. Un fatto da prima pagina! Da cortei nelle piazze, scioperi della fame. La legge Maccanico non e' stata mai applicata. Ma io non potevo accettare che oltre alla beffa di fregarmi due reti televisive questi facessero a pezzi la legge che avevano fatto loro stessi di comune accordo. Capisce: fanno le leggi su misura per i loro interessi e poi non le rispettano neanche!
E allora io ho iniziato a denunciare, a fare esposti, ad appellarmi a tutti i giudici. Ho messo Cheli sotto torchio. Si', perche' lui compiva un chiaro e limpido reato di omissione di atti di ufficio. Doveva istruire la commissione e verificare quello che era sotto gli occhi di tutti. La legge stabiliva un tetto del 30% di pubblicita' per ogni editore televisivo. E Mediaset lo superava ogni anno abbondantemente!
Pensi che Cheli avrebbe potuto, seguendo la legge, addirittura chiudere una rete Mediaset. Invece solo dopo anni di denunce, un attimo prima di dimettersi, Cheli da' una multa, per un solo anno, il 2003, applicando il minimo della sanzione, a Rai e Mediaset. Son sempre decine di milioni di euro comunque, e loro soffrono immensamente quando devono pagare qualche cosa. Ma e' niente rispetto a quello che realmente avrebbero dovuto sborsare.
Ma io non li mollo. Hanno avuto la multa per il 2003, perche' non dovrebbero pagare anche per il 97, il 98, il 99, il 2000, il 2001, il 2002 e il 2004? Se i tribunali funzionassero ci sarebbe una multa spaventosa.
Non succedera'. Ma che importa. Comunque, a furia di insistere con tonnellate di carta bollata siamo riusciti a fare applicare una legge, dopo che abbiamo collezionato decine di sentenze che ci davano ragione e che non sono state rese operative.
Sa cosa ha detto Cheli dopo che nel 2001 usci' la prima sentenza che ci dava ragione? Ha detto che le reti Mediaset superano i limiti ma lo fanno 'per sviluppo spontaneo dell'azienda'.
Si puo' immaginare che un'azienda violi la legge per 'sviluppo spontaneo' e che questa sia un'attenuante legale?"

Mentre me ne tornavo lungo i cunicoli sotterranei, sempre guidato dalla ballerina passata alla resistenza mediatica, mi chiedevo come potesse un sodale di Bertinotti votare a favore di Mediaset e come potesse un sodale di D'Alema salvare il culo al Presidente del Consiglio.
E mi chiedevo perche' nessuno ha fatto qualche cosa di concreto per far rispettare la legge. E perche' queste storie i giornali per bene non le sbattono in prima pagina.
Poi mi ricordai che tutti i giornali per bene mi avevano cacciato.
Fottuti bastardi!
Avrei scritto il mio pezzo, lo avrei condito con rabbia e disprezzo e lo avrei spedito a un po' di pazzi in giro per la rete.
Finche' qualcuno mi mandava a chiamare per dirmi quello che nessuno voleva raccontare questo lavoro aveva un senso.

P.S.: Di Stefano esiste veramente e mi ha veramente chiamato perche' voleva che vi raccontassi questa storia. C'e' veramente qualcuno che ogni tanto manda una pallina in buca. Quando vai a letto che ti sembra tutto una merda ricordatelo. Anche a Mediaset piangono. E dormono male. Hanno qualcuno alle costole. Qualcuno che non e' in vendita come Bonolis.
Per chi volesse saperne di piu', su tutta la storia di Europa7 e lo scippo delle televisioni e' raccontata in due articoli di Cacao:...................................

Jacopo Fo

(Continua dalla newsletter)

I miei condoni.
Avevo giurato di non parlarne piu'. Ma un recente articolo, con titolone, di Zecchi sul Corriere della Sera mi costringe a ritornare sull'argomento anche perche' ci sono alcune migliaia di nuovi abbonati a Cacao (ben arrivati!) che non sanno la storia.
Allora, brevemente, nel 1982 apre Alcatraz, in maniera eroica, con le lezioni all'aperto e la gente in tenda. Nel 1983 ci rendiamo conto che non si puo' gestire un'attivita' simile senza spazi minimamente adeguati. L'estensione di Alcatraz secondo i coefficienti di edificabilita' di quei tempi ci permetteva di realizzare centinaia di metri quadrati di nuove costruzioni. Ma ci rendemmo subito conto che per ottenere le autorizzazioni a cui avevamo diritto avremmo impiegato anni.
Decidiamo cosi' di costruire senza rispettare i tempi burocratici stando enormemente al di sotto delle cubature alle quali avevamo diritto. Era l'unico sistema. Senno' avremmo dovuto rinunciare alla nostra attivita'.
E qui ci sarebbe da chiedersi come mai in Italia non fosse possibile gestire un'attivita' culturale e non speculativa, rivolta ai giovani, ai disabili, ai tossicodipendenti, alle fasce disagiate.
Non solo nessuno ci aiuto', non solo non ottenemmo una lira di finanziamento pubblico o qualche altro sostegno. Ma ci trovammo di fronte a un muro burocratico che sanciva l'impossibilita' di ottenere entro tempi umani cio' che teoricamente era nostro diritto.
Ci troviamo cosi' di fronte all'alternativa di chiudere il progetto Alcatraz o di fare cio' che era nostro diritto senza aspettare le autorizzazioni. Cosi' compriamo 9 carrozzoni tipo quelli del circo di 2,5 metri per 11 e li attrezziamo a camere. Inoltre costruiamo altri tre bungalow (tre stanze), ampliamo la palestra di 40 metri quadrati e tiriamo su due verande di 80 metri quadrati complessivamente e due casettine di legno di 3 metri per tre da usare per i massaggi.
Niente che rovini l'ambiente, nessuna cementificazione selvaggia. Nessun volume abusivo visto che avevamo i requisiti di cubatura residua per piu' del doppio di quanto costruito.
Dopodiche' chiediamo di regolarizzare tutto come era nostro diritto, si trattava di abusi formali non sostanziali.
Ma parte una guerra con alcune lobby locali. Avevamo denunciato l'abbattimento di migliaia di ettari di bosco secolare, speculazioni con vendite di beni collettivi a prezzi da rapina. Insomma avevamo pestato i piedi e dovevamo pagare. Cercano in tutti i modi di chiudere Alcatraz appellandosi a vari cavilli burocratici. Dalla licenza per gli alcolici in poi. Addirittura ci accusano di scempio ambientale, e mi becco 7 imputazioni penali. Per capire la tipologia di persone con cui avevamo a che fare, sono arrivati a non riconoscere il valore delle carte catastali e a negare la legalita' di una regolare licenza edilizia. Certo, in tribunale sono sempre stato assolto perche' il fatto non sussiste ma tutta la nostra attivita' e' stata colpita gravemente da questa persecuzione con un costo di centinaia di migliaia di euro.
Cosi' quando e' arrivato il primo condono Berlusconi ne ho approfittato per uscire da questa storia.
Quindi si', allora ho richiesto il condono. Non ho richiesto l'ultimo condono perche' dal 1987 ho iniziato a seguire pedissequamente la legge e non avevo nulla da condonare.
Allora (1987) ho presentato un regolare progetto per adeguare Alcatraz dal punto di vista strutturale all'attivita' che in questi decenni si e' sviluppata.
Siamo nel 2005 e io non ho ancora ricevuto l'autorizzazione a mettere giu' il primo mattone.
18 anni di attesa. Sinceramente non credo che esista prova migliore del fatto che nel 1983 avevamo una sola possibilita' per far funzionare (minimamente) Alcatraz. Fare quello che abbiamo fatto e non me ne vergogno.
Trovo invece vergognosa la disinformazione di Feltri, citato da Zecchi.
Mettere sullo stesso piano gente che costruisce senza averne diritto e gente che costruisce cio' che ha diritto di costruire non rispettando la burocrazia, vuol dire essere in malafede.
Ma questo a certa gente non interessa.
E so che e' inutile che mi agiti tanto. Comunque loro continueranno a gettare fango e far finta di non capire la differenza.
Quando rompi i coglioni paghi anche in questa maniera.
Mi resta la soddisfazione di vedere, ogni anno, migliaia di persone utilizzare Alcatraz per vivere esperienze altrove impossibili. E a tutti quelli che vengono racconto questa storia e gli dico: guardatevi in giro. Ci credete che per aver costruito questo posto ho ricevuto 7 incriminazioni per scempio ambientale?
Alcatraz ha un bosco di 3 milioni e sttecentomila metri quadrati. E' l'ultimo bosco ad alto fusto che c'e' tra Gubbio e Perugia. Hanno abbattuto una cosa come 50 milioni di metri quadrati di boschi secolari con il beneplacito di tutti e il trucco di non realizzare la mappatura regionale dei boschi ad alto fusto. Cosi' sono riusciti a non rendere operative le leggi. Hanno tagliato tutto fingendo che fossero cespugli.
Ma quello non e' scempio ambientale, caro Zecchi. Continua ad attaccare me. Stai certo che con me non rischi niente.
Lo sai che anch'io ho lavorato al Corriere della Sera? In particolare a Sette. Sono durato sette giorni. Li' vogliono solo i pallottini telecomandati come te.
Prega che Dio non esista. Senno' il tuo inferno sara' molto puzzolente. Hai presente le scoregge dei conigli? Sono piccole ma intense. Dopo qualche millennio imparerai a distinguere le sfumature.


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A cura di:
La redazione