Ricchezza nella poverta' - Un punto di vista tribale
Ricchezza significa cose diverse a seconda delle persone. Per chi vive in una tribu' il denaro significa poco: cio' che conta e' la comunita'.
La comunita' di Gudalur, nel Sud dell'India, e' estremamente povera. I suoi membri vivevano nella foresta, ma non potevano dimostrare di essere proprietari di alcun terreno, perche' nella loro cultura il concetto di proprieta' della terra non esisteva. La terra, l'aria e l'acqua, infatti, sono da sempre considerati beni di tutti e di cui tutti possono disporre.
Il Governo vendette le foreste in cui viveva la tribu' degli adivasi. Fu dato per scontato che la foresta fosse disabitata e la Brooke Bond ne acquisi' vaste aree da trasformare in piantagioni di te'. I membri della tribu' continuarono a vivere ai margini di queste zone, ma come potevano far valere i loro diritti? L'unico modo era quello di far crescere colture permanenti. Ma quando lo fecero, le guardie forestali distrussero i loro raccolti e le loro abitazioni.
Nel 1984 Stan e Mari Thekaekara, due attivisti, convinsero cinque di queste tribu', per un totale di circa 2.000 famiglie, ad agire insieme. Quando qualcuno veniva minacciato, la comunita' si riuniva per protestare. Riuscirono a ottenere la proprieta' della terra per qualcuno, ma questo non aiuto' la comunita' nel suo complesso.
Gli adivasi decisero che l'unico modo per rafforzare la comunita' era quello di ottenere una piantagione di te'. Misero a punto un progetto e, con l'aiuto di Stan, ottennero un prestito per comprarla. Oggi la piantagione appartiene a loro a tutti gli effetti. Nel giro di due anni il raccolto e' raddoppiato e serve a finanziare l'attivita' di una scuola e di un ospedale. Da potenziali "fantasmi", gli adivasi sono diventati persone rispettate.
Grazie alla sua qualita', il loro te' ha raggiunto un prezzo alto, ma anziche' dividere il profitto tra coloro che lavorano alla piantagione, i raccoglitori stessi hanno deciso di destinare alla comunita' tutti i guadagni extra, affermando che, se loro diventassero ricchi e gli altri rimanessero poveri, la loro comunita' si scioglierebbe.
"Gli adivasi", dice Mary, "avevano ben chiaro il loro concetto di ricchezza: era rappresentato dalla loro comunita', dai loro bambini, dall'unita', dalla cultura e dalla foresta. Il denaro non veniva neppure menzionato. Noi, i "non-adivasi", eravamo molto colpiti da questo. Quando approfondimmo il concetto di poverta', ci rendemmo conto che non si sentivano poveri: si consideravano semplicemente persone senza denaro".
Stan e Mari visitarono il centro di accoglienza per poveri "Easterhouse" di Glasgow nell'ambito di un progetto di scambio tra il Nord e il Sud del mondo e la questione della poverta' si presento' loro nuovamente. A Glasgow tutti avevano il televisore, l'acqua corrente, il riscaldamento e i pagamenti agevolati. Gli adivasi avrebbero considerato tutte queste cose lussi inconcepibili. "Ma molti degli uomini che vivevano all'Easterhouse erano stati disoccupati per 20 anni", riferisce ancora Mary. "Erano demotivati, depressi e in molti casi alcolizzati. La loro autostima era ormai nulla. Erano in condizioni emotive e mentali molto piu' gravi dei poveri di Gudalur, anche se le carenze fisiche determinate dalla poverta' per loro erano meno acute".
Stan e Mari portarono un gruppo di adivasi in Germania. Il dono che apprezzarono di piu' da parte di chi li ospitava era il fatto di essere trattati come pari, una cosa che nella loro terra non avevano mai provato. Ma rimasero senza parole quando videro un ospizio: "Come puo' un figlio mandare i suoi genitori anziani a vivere da soli? Dobbiamo fare in modo che nella nostra societa' questo non accada mai, indipendentemente dal grado di progresso che raggiungeremo". Poi, una sera, Karl, la persona che li ospitava, torno' a casa preoccupato di rimanere senza lavoro. Bomman, un adivasi, stette in pensiero tutta la notte per il suo nuovo amico tedesco. Il mattino seguente annuncio': "Ho un'idea: quando torno a casa posso fare dei flauti di bambu' e Karl puo' venderli qui finche' non trova un altro lavoro". Grazie a contatti come questo, gli adivasi ora commerciano direttamente con i loro amici europei.
Quando, di li' a poco, fu minacciato l'allontanamento di un altro gruppo, fu proprio il contatto con gli amici tedeschi a convincere la Brooke Bond a cedere: un braccio di ferro avrebbe potuto ledere la sua immagine a livello internazionale. Gli adivasi avevano scoperto che la comunita', con la sua capacita' di rendere piu' forti anche contro una multinazionale, poteva essere estesa in tutto il mondo.
Questa e' solo la storia di una tribu' remota o coinvolge valori umani piu' profondi e duraturi di quelli del capitalismo su scala globale?
Il libero scambio puo' far male. In una lettera ricevuta da Ramdas a Gudanur, nel giugno 2000, si leggeva: "Una delle cose meno propizie e' stata la caduta dei prezzi di te' e caffe'. Il Governo ha aperto il mercato indiano e vengono permesse importazioni massicce. Questo ha determinato un calo del prezzo per i produttori, mentre il prezzo nei negozi resta invariato".
Kariyan, della tribu' Kattunayakan nel Sud dell'India, ha ripulito la giungla e ha piantato zenzero. La fortuna e' stata dalla sua: il prezzo dello zenzero lo scorso anno e' balzato da 60 Rs a 160 Rs e lui ha guadagnato molto denaro. Ma ora non ne ha piu': quando le persone gli chiedevano soldi lui gliene dava senza fare domande. Ha bisogno di qualche lezione di budget? Kariyan attribuisce valore alla tribu'. Condivide con gli altri cio' che ha e viceversa. Non fa calcoli. Si e' comportato come sempre, e cosi' pure gli altri. Se avesse pensato solo a se stesso, prima o poi il denaro sarebbe finito e lui si sarebbe ritrovato sul lastrico. La sua sicurezza va di pari passo con quella della tribu', e cio' implica che tutti devono comportarsi istintivamente come ha fatto lui.
I Kattunayakani non hanno bisogno di mettere da parte denaro per la vecchiaia, non consumano piu' di cio' di cui hanno bisogno, non danneggiano la foresta e i suoi animali perche' hanno istintivamente un forte senso di interdipendenza con l'ambiente circostante. La tribu' ha tratti somatici che ricordano quelli degli aborigeni australiani e gli antropologi confermano la presenza di un legame. La deduzione sorprendente che si puo' fare e' che la tribu' ha avuto una sua continuita' dal tempo delle migrazioni verso l'Australia, 50.000 anni fa. Hanno uno stile di vita sostenibile.
"Nelle citta' dell'uomo bianco
non ci sono posti tranquilli.
Cos'e' la vita se un uomo non
puo' sentire il verso solitario e familiare del caprimulgo o cio' che si dicono
le rane di notte nello stagno?"
Chief Seattle Link di approfondimento: