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21 Novembre 2004 - Il Cacao della domenica
Il Vangelo e le donne - Seconda parte


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IL VANGELO E LE DONNE

Lo spazio dove si trova a operare Gesu'.

Dalla Galilea a Gerusalemme ci sono sette giorni di cammino; da Cafarnao, citta' che si bagna sul lago di Genesaret, a Gerusalemme ci sono circa duecento chilometri. Egli coi suoi seguaci attraversa in tutti i sensi quelle regioni in circa tre anni. Tutta la vita di Gesu' che conosciamo si svolge in poco tempo e in uno spazio ristretto. E' come fosse vissuto in Veneto al tempo dell'occupazione austriaca, e avesse operato oltre che nella zona delle Venezie anche in Friuli, Trentino Alto Adige, per non parlare della bergamasca con l'emigrazione di croati, dalmati, istriani, tirolesi, albanesi e qualche arabo qua e la'.
Nella Palestina, al tempo di Gesu', le classi sociali erano come in tutto il Mediterraneo molto distinte tra loro: al piu' basso gradino stavano i contadini senza terra (braccianti) e i pastori seminomadi che allevavano piccoli greggi di pecore e capre e tiravano la vita con molta fatica. Poi i pescatori, gli agricoltori stanziali con proprio terreno, gli artigiani. Quindi la classe dei facoltosi e dei signori ai quali si affiancava quella dei grandi sacerdoti. A condizionare in peggio la situazione c'era l'occupazione dell'esercito romano e l'amministrazione dei prefetti, coadiuvati da un re con la sua corte da operetta.
Cristo, nato povero in mezzo ai minori, si rivolgeva nelle sue prediche quasi esclusivamente ai diseredati: "Beati voi poveri perche' vostro e' il regno dei cieli. Beati voi che avete fame perche' sarete saziati. Beati voi che ora piangete perche' riderete". Come abbiamo lungamente descritto, grande era la percentuale, fra queste classi, del numero delle donne.
Il linguaggio di Gesu' era semplice e diretto: il lessico degli artigiani, quello appunto di un falegname. Anche il linguaggio dei suoi apostoli era fatto di parole semplici e affatto ricercate. L'avevano notato anche i detrattori pagani del cristianesimo: "I loro maestri sono rozzi di modi e linguaggio, addirittura ignoranti".
In contrappunto Gesu' ringraziava il Creatore per quel suo lessico essenziale: "Io ti rendo lode Padre perche' hai tenuto nascosto quello che mi hai insegnato ai ricchi e ai sapienti. Cosicche' lo possano intendere solo i semplici e i bimbi".
E ribadiva: "Vi porto la buona novella (il Vangelo, appunto). Giorni buoni vi attendono: a voi sara' dato di gioire, voi mangerete a sazieta', voi che ora state in fondo alla sala salirete e vi alloggerete seduti nella tavola alta con me".
Non allude all'altro mondo ma a una condizione che si realizzera' imminente sulla terra. Nel nuovo ordine dell'universo diventera' realta'.
Si insiste sul presente, anzi sull'oggi: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano; venga il tuo regno". "Se Dio mi ha dato la forza di scacciare i demoni (Mc. 10,31) il nuovo mondo e' gia' da noi".
Vivete oggi la vostra vita, insiste: cercate di vivere alla giornata, e quindi nega l'accumulo delle provviste e del denaro. "Non vi fate tesori sulla terra: la ruggine e la tignola consumano e i ladri forzano le serrature". Egli e' assolutamente contro la logica economica della vigente societa', fondata sull'accumulazione e i granai. Voi siate come "uccelli e gigli che non si preoccupano di vestirsi e di seminare" (Mt. 6,19).
Logico e' considerare Gesu' un visionario: non c'e' nulla di piu' facile che bollare di ridicola questa ingenuita'.
San Francesco espone lo stesso principio sulla poverta', sull'accumulo dei beni e perfino sulla gestione della carita' al papa Innocenzo III. Il pontefice reagisce invitandolo a tenere quella predica in un porcile: "Solo i maiali ti capiranno perfettamente". Il paradosso e' che Francesco accetta la provocazione e va a predicare veramente in un allevamento di porci.

Abbiamo presentato l'ambiente sociale, politico, religioso in cui predicava Gesu'. Pensiamo che la novita' piu' evidente che abbiamo sottolineato sia quella della straordinaria presenza di donne a lui devote. Le fonti sinottiche in tal modo non confermano l'immagine delle femmine costrette in casa. La donna nelle zone immiserite non ha legami fissi con il focolare domestico, e' costretta a uscire per campi e mercati, pur di sopravvivere. Percio' puo' piu' facilmente scegliere di seguire il Messia. Gesu' si trova a rivolgersi quindi soprattutto a donne che penano la vita.
Egli ha trasformato la rassegnazione in slancio creativo.
Gesu' parla a femmine che sono costrette a girare la macina del mulino e per loro infrange impudente le regole e le consuetudini di un buon comportamento: libera una donna dai demoni di sabato; rivolge la parola per strada a femmine sconosciute, straniere o addirittura intoccabili; elogia la povera vedova che versa al tempio le sue ultime piccole monete; rifa' il viso con la creta a una lebbrosa; accetta di miracolare la figlia di una donna di razza nemica; concede che una prostituta lo baci in pubblico dinanzi a commensali in casa di un fariseo, esponendosi quindi a essere fortemente criticato; salva e perdona un'adultera che sta per essere lapidata.
A loro, alle miserabili, "alle prostitute e ai pubblicani (gabellieri) sara' concesso di passare avanti ed entrare nel regno di Dio" (Mt. 21,31).
Il popolo dei giudei che lo ascoltava spesso rimaneva a dir poco scioccato dalle dichiarazioni di Gesu'. Abbiamo gia' detto quale fosse la reputazione del Messia presso i suoi contemporanei: pazzo era l'epiteto piu' garbato.
Ma non dobbiamo stupirci. Ancora oggi, un pubblico politicamente moderato come reagirebbe nel sentirsi aggredito da un predicatore che cosi' lo apostrofa:
Apocalisse (3, 16): "Visto che tu sei tiepido e non sei ne' freddo ne' fervente, io ti vomitero' fuor dalla mia bocca".

I carismatici che seguivano Gesu' formavano una nuova famiglia di madri, padri, sorelle, fratelli e figli che condivideva case e campi, ma che viveva senza padre umano.
Nella Lettera ai Corinzi di Paolo emerge che dopo la morte di Gesu' diverse donne furono sue seguaci (sorelle) insieme ai loro mariti e che per esempio avevano svolto missioni in ambito siro-palestinese, andando sole o a coppie.
E' possibile che le predicatrici (S. Paolo, lettera ai Romani) fossero missionarie carismatiche che dipendevano dal sostegno dei seguaci di Gesu'. Spesso le loro case diventavano centri di comunita' in procinto di sorgere.
I discepoli e le discepole di Gesu', itineranti o meno, si sentivano parte dell'irrazionale regno di Dio che avrebbe letteralmente capovolto i rapporti di dominio di questo mondo.

Abbiamo visto come nelle sue lettere Paolo elogi spesso le donne che lo accompagnano per la loro forza, l'abnegazione, la costanza e l'insostituibilita' della loro azione. Ma ecco che appresso, come colpito da una incredibile paranoia misogina, egli si lancia spietato a denigrare e mortificare l'intiero mondo femminile. Che cosa gli causa questo imprevedibile rovesciamento?
Giacche' Paolo e' troppo importante per la storia della diffusione del cristianesimo, e' il caso di presentarne vita, crisi e ascesi con assoluta chiarezza e onesta'.

Saulo di Tarso - San Paolo
Saulo di Tarso non aveva mai conosciuto Gesu', con tutto che era ebreo e suo contemporaneo. Negli Atti degli Apostoli egli ci viene presentato all'inizio come un personaggio ambiguo del quale e' meglio diffidare.
Tutti ricordiamo, atei, religiosi e agnostici, l'incidente occorso a Paolo sulla via di Damasco. Esistono numerosissimi dipinti, specie eseguiti dal XV al XVII secolo, che raccontano la caduta da cavallo del futuro santo. Gli storici piu' qualificati ci avvertono che non ci si riferisce a Damasco in Siria ma molto probabilmente a un'altra localita', detta oggi Qumran, cioe' il luogo dove sono stati reperiti i famosi rotoli che raccolgono i primi scritti di un Vangelo che testimonia l'esistenza di una comunita' cristiana primordiale.
Il piu' famoso dipinto sulla caduta di Paolo da cavallo e' certamente quello di Caravaggio. Nel grande quadro e' rappresentato Paolo in primo piano, rovesciato a terra dal fulmine, o scarica di luce, lanciatogli addosso da Dio. Il disarcionato con le braccia spalancate si protegge dalla violenta apparizione di Cristo che gettandosi letteralmente, minaccioso, verso di lui gli grida: "Paolo, perche' perseguiti i miei fratelli?". Paolo quindi era un persecutore di cristiani? Pare proprio di si'; anzi egli e' accusato di trovarsi al soldo dei romani col compito di vigilare e quindi distruggere le comunita' che seguivano il Vangelo. In particolare e' indicato come colui che con le sue informazioni diede argomenti al sommo sacerdote dei sadducei per condannare a morte il fratello di Gesu', Giacomo.
Un santo padre della chiesa spia e confidente dei romani? Purtroppo, dai documenti in possesso degli storici la sua colpa pare indifendibile; ce lo assicurano anche gli Atti degli Apostoli (21,26):
"Allora Paolo ... entro' nel tempio ... quando i giudei della provincia d'Asia, vistolo nel luogo sacro, aizzarono tutta la folla e misero le mani su di lui gridando: 'Uomini d'Israele, questo e' l'uomo che va insegnando a tutti e dovunque contro il popolo, contro la legge e contro questo luogo'... Impadronitisi di Paolo lo trascinarono fuori dal tempio e subito furono chiuse le porte."
Stavano gia' per ucciderlo quando arrivo' il tribuno della coorte con centinaia di romani armati che lo salvarono. I romani che salvano un predicatore convertito al cristianesimo? "Ma che film stiamo vedendo? Che interesse avevano i romani per attuare un tale spiegamento di forze in difesa di Paolo, traditore del paganesimo? Quanto era importante per loro questa nuova Chiesa che stava nascendo?"1 (METTERE IN NOTA Jacopo Fo, Laura Malucelli, Gesu' amava le donne, Edizioni Nuovi Mondi, Libera universita' di Alcatraz, 1999).
L'ipotesi di Eisenmann, noto storico del cristianesimo, e' che Paolo fosse una specie di agente di Roma, nominato nei rotoli di Qumran come l'"Uomo di Menzogna". Ad ogni modo, che Paolo si trovasse almeno all'inizio dall'altra parte e' accettato anche dalla Chiesa, purche' non lo si sottolinei troppo.
Infatti il dipinto di Caravaggio che narra della sua conversione, opera di grande valore drammatico e pittorico, venne brutalmente censurato, anzi rifiutato, da papa Clemente VIII per la evidente accusa di Cristo in persona. Caravaggio fu costretto ad approntare un'altra tela nella quale Gesu', teso a condannare Paolo, era del tutto sparito. Al suo posto campeggia potente un cavallo pezzato che sta quasi addosso al disarcionato per calpestarlo. Il cardinale Del Monte, amico e protettore del Caravaggio, gli chiese: "Ma chi dei due e' il santo: Paolo o il cavallo?". E Caravaggio rispose: "Il cavallo non e' santo, ma di certo e' il possente messaggero di Cristo".
In seguito alla conversione Paolo si diede da fare per organizzare le comunita' evangeliche, fino ad allora autonome una dall'altra e centrifughe, facilmente contaminabili da altre credenze e religioni. Alcuni studiosi assicurano che Paolo fu il vero creatore della chiesa cristiana. Prima di lui nessuno degli apostoli aveva pensato a tradurre il movimento di Gesu' in una vera e propria religione ne' tanto meno a realizzare la chiesa. Per riuscirci bisognava imporre regole e ordinamenti severi, a costo di sacrificare alcuni concetti fondamentali della predicazione di Cristo, a cominciare da quelli con cui lo stesso Paolo aveva indicato l'entita' del cristianesimo.
Ci riferiamo alla frase finale, gia' riportata, della sua lettera ai Galati: "Non c'e' piu' ne' giudeo ne' greco, ne' schiavo ne' libero, ne' maschio ne' femmina poiche' ogni cristiano e' uno in Cristo Gesu'". Ed ecco la nuova versione: "Schiavi, obbedite ai vostri padroni con devozione e timore, serviteli con sollecitudine, come se si trattasse del Signore stesso, e non di uomini" (Lettera agli Efesini, VI, 5,8). Ed era proprio lui, Paolo, a dare per primo il buon esempio, tanto che "quando lo schiavo Onesimo, che si era lasciato incantare dai suoi discorsi sull'eguaglianza, scappo' dal padrone e cerco' protezione presso Paolo, lui lo riconsegno' al suo padrone (e la fuga di uno schiavo era punita con la morte)", in croce. (Il libro nero del cristianesimo, p. 41)
Lo stesso voltafaccia mette in atto con le donne. Egli inizia congratulandosi con le missionarie che lo seguono. In particolare con tre di loro: Lidia, mercantessa di porpora di Tiatira, prima convertita dei Filippi, Prisca, moglie di Aquila, "che hanno rischiato la loro testa per salvare la mia" (Paolo, lettera ai Romani), Febe, diakonos della chiesa di Cencre, porto di Corinto. Esse ogni giorno "si affaticano nel Signore di citta' in citta'" (Paolo per affaticarsi intende, come dice di se stesso, l'andare intorno a indottrinare e far proseliti - evangelizzare). Di queste donne egli sente di non poter piu' fare a meno: sono collaboratrici indispensabili, compagne insostituibili nella vita di un uomo, maestro di fede, come lui. Tanto che nella lettera ai Corinzi esclama accorato: "Non sono libero? Non sono apostolo? Non abbiamo noi il diritto di portare con noi una moglie-sorella come gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?". (Cefa e' il nome ebraico di Pietro, che aveva moglie e figli.)
Ma un conto e' desiderare una donna come moglie (e' chiaro che Paolo era per il matrimonio dei sacerdoti) e un altro e' considerare le femmine come eguali, fatte di un'unica carne davanti a Dio. Infatti ecco come si esprime nella lettera a Timoteo: "La donna impari in silenzio con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, ne' di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perche' prima e' stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione" (lettera a Timoteo, 2,11,15).
E nella lettera ai Corinzi asserisce che "La testa della donna e' l'uomo". Le femmine non possiedono una testa propria quindi il corpo della donna non puo' insegnare alla testa del figlio d'Adamo: paradosso metafisico. Vedi pag. 494
In poche parole Paolo riprende paro paro il precetto piu' maschilista della legge ebraica, buttando in un sol colpo alle ortiche ogni apertura libertaria che Cristo aveva offerto alle donne. Infatti proprio dal costume ebraico prende l'ordine: la donna non si permetta di chiedere la parola durante un'assemblea, se dovesse sorgere in lei qualche dubbio si rivolga al marito ma nel chiuso delle mura domestiche.
E' quasi prevedibile il comportamento che il buon cristiano debba tenere davanti a donne appestate, emorroisse, prostitute. E Gesu' si faccia in la'!
Di certo Paolo dimostra di essere un politico formidabile. Infatti a seconda delle diverse comunita' a cui si rivolge nelle sue lettere, dai corinzi ai romani, dai galati agli ebrei, egli adatta e modifica di volta in volta non solo il linguaggio ma le tesi e gli ordinamenti che va enunciando. La crescita del nuovo nucleo cristiano, sebbene privato della iniziale carica sovversiva, infastidiva egualmente lo Stato romano che non faceva distinzione fra le comunita' che seguivano l'ordinamento primordiale dei Nazareni e i piu' moderati Paolinisti.
A un certo punto i prefetti ricevettero l'ordine di reprimere in massa il cristianesimo. I martiri si contarono a migliaia. Fra i primi, fu decapitato Paolo (Roma, 67 d.C.).
Quasi a irridere la misoginia del grande riformatore con lui furono immolate molte donne. Erano indubbiamente le prime martiri, alle quali nel tempo se ne sarebbero dovute aggiungere una moltitudine che la memoria e la devozione cristiane ricordano nei loro canti e nelle giaculatorie: schiave, matrone, mogli di nobili, perfino ex prostitute redente. Donne condannate proprio perche' avevano disubbidito all'accettazione del silenzio e della sottomissione dettati da Paolo. Queste femmine prendevano la parola, si permettevano di discutere, predicavano e persino insegnavano.


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La redazione