La finanza etica è uscita definitivamente dal rango di investimento di nicchia anche nel nostro paese, come già accaduto in altri.
Sembra passato un secolo da quando, alla fine degli anni ’80, nascevano le prime, piccole, iniziative di finanza etica con la costituzione delle MAG (mutue auto gestione).
Verso il finire degli anni ’90, poi la costituzione della prima banca etica italiana e l’approdo sul mercato di nuove, per l’Italia, forme di finanzia etica – i fondi etici – con il lancio dei tre fondi del S. Paolo.
Da quel momento l’offerta di prodotti etici, sul mercato italiano, è andata aumentando considerevolmente fino a raggiungere il numero attuale di circa una decina di fondi comuni di investimento cosiddetti “aperti” offerti da S. Paolo IMI, Gestnord, Ducato (Monte Paschi), Unicredito, Banca Intesa, BNL. E si aspetta il lancio di altri prodotti, a cominciare da quelli di Banca Etica, nel corso di quest’anno.
Un altro elemento importante – ironia della globalizzazione finanziaria contro il cui dilagare erano nate le prime iniziative di finanza etica – è che oggi si può tranquillamente investire anche in fondi etici di altri stati.
Cosa peraltro facilitata anche dallo sbarco in Italia di alcuni colossi mondiali della finanza etica – Sam Group, Mellon, Cordius – in questi mesi con alcuni loro prodotti.
Volendo quindi investire su strumenti non italiani la scelta può cadere, oltre che su quelli citati, anche su quelli di Social funds, Citizen, Domini, Pax world.
Come orientarsi in questo ampio panorama?
I criteri possono essere molteplici.
Ci si può indirizzare verso quei prodotti che riescono ad unire l’eticità degli investimenti con la redditività. Ed a tale proposito – tralasciando l’attuale congiuntura sfavorevole di tutte le borse ed anche quindi dei fondi etici – va sottolineato come non si tratti assolutamente di prodotti non redditizi.
Un altro elemento è legato – come per tutti gli altri prodotti di risparmio gestito – alla composizione del portafoglio (azioni, obbligazioni, titoli di stato) e di conseguenza al proprio profilo di rischio.
Oppure si può decidere in base al settore di investimento. Vi sono infatti prodotti specificamente dedicati all’ambiente (investendo in aziende del settore o particolarmente pulite sotto tale aspetto), altri dedicati alla cultura ed altri ancora “normali” sotto il profilo degli investimenti ma che devolvono una parte dei rendimenti a particolari organizzazioni non profit.
Ancora si può individuare il fondo etico in cui investire sulla rigorosità di funzionamento: dalla qualità dei criteri di inclusione ed esclusione nel proprio portafoglio, alla presenza di un comitato etico, alla certificazione di un processo di investimento da parte di certificatori esterni.
Oppure si può discriminare in base al fatto che non si vuole investire in un fondo dedicato alle società quotate nelle borse (cosa normale per la maggior parte dei fondi etici) – per quanto corrette – preferendo investire in quegli strumenti che hanno come obiettivo il far affluire capitali verso quei settori o soggetti che normalmente non hanno accesso al credito o agli investimenti.
E qui entrano in gioco tutte le banche e le finanziarie etiche con i tradizionali prodotti di raccolta del risparmio (conti correnti, certificati e libretti di deposito, obbligazioni). Oppure prodotti di risparmio gestito diversi come fondi chiusi, alcune sicav, ecc.
Naturalmente queste tipologie hanno un connotato etico più sostenuto poiché uniscono la logica di indirizzo degli investimenti verso aziende “pulite” con quella che pone l’obiettivo di raggiungere principalmente i “non bancabili”.
Sotto questo profilo un elemento ancora più interessante è rappresentato da chi si dedica ai poveri del sud del mondo, come le iniziative di finanza etica dedicate al microcredito ed alla microfinanza, vale a dire a quegli strumenti di sostegno delle micro e piccole imprese nei paesi del sud del mondo ed in transizione. In quest’ultimo caso, oltre ad alcune realtà italiane con un portafoglio peraltro limitato, si può fare riferimento ad alcune realtà internazionali come Triodos, Sidi, Okobank, Sos faim, Oikokredit.
Per molti aspetti questa è la nuova frontiera dell'investimento etico, quella che investe in una "borsa" dove le società "quotate" sono la cooperativa di produttori di caffè messicani, la banca dei poveri bengalese, la "microfinanziaria" dei venditori ambulanti di Cotonou.
Mameli Biasin e Francesco Terreri
Microfinanza srl Link di approfondimento: