“A beautiful mind” e “Monster Inc.”
due film più rivoluzionari di Che Guevara.
Un manifesto a scoppio ritardato della Nuova Cultura.
Due film eccezionali sono usciti adesso, come un segno che l’universo ci ama e lavora per aiutarci a capire le ragioni del nostro disastro.
Due film evidentemente già conclusi o quasi prima dell’11 settembre ma che sembrano fatti apposta per fornire dati a chi, dopo quelle stragi, cerca una risposta diversa.
Due film che lavorano sulla psicologia profonda, sull’idea di sé delle persone e che dicono qualche cosa che raramente è arrivata al grande pubblico, riuscendo a raccontare in modo geniale elementi essenziali della Nuova Cultura.
“A beautiful mind” narra di un genio matematico che si accorge di soffrire di allucinazioni. Se ne accorge perché si rende conto che la bambina, che per anni continua a vedere, non cresce mai. Capisce di avere allucinazioni ma non riesce a farle sparire, riesce, invece, a riconoscerle. Ed elabora un modo di vivere soddisfacente, anche se difficile, rinunciando alle medicine che gli tolgono le allucinazioni ma lo rimbecilliscono, e imparando a distinguere la realtà dalle visioni. Per farlo usa un sistema semplice, quando incontra una persona che non conosce chiede a un conoscente se si tratta di un essere vero o no. Se esiste, lo memorizza nella categoria delle cose vere, se non esiste lo inscrive nel gruppo delle allucinazioni.
Questo film mi ha colpito particolarmente perché, nella mia vita, sto affrontando lo stesso nodo. Ho scoperto di soffrire anch’io di allucinazioni. Nel mio caso non ci sono persone ma situazioni. Una mia allucinazione ricorrente è quella di aver scoperto qualche cosa che possa risolvere buona parte dei problemi dell’umanità. Quando ero ragazzo era la rivoluzione comunista, poi è diventata l’ecologia, la cabala, lo zen, lo yoga demenziale, le nuove tecnologie, la cooperazione etica. Generalmente parto da qualche cosa che è, in qualche misura, realmente positiva per le sorti del mondo ma poi, nella mia mente, questa positività si espande, concimata da un’ansia tremenda di veder finire la sofferenza, mia e di tutto il mondo. E allora inizio a vedere possibilità che non ci sono, a credere all’esistenza di gruppi eroici di compagni o di maestri zen, che stanno per entrare in campo con strabilianti capacità. Oppure vedo che le invenzioni mirabolanti che mi vengono proposte saranno in grado di produrre talmente tanta ricchezza da rendere superflua la povertà.
Da tempo mi sono reso conto di questa mia follia e cerco di combatterla imponendomi di rallentare ogni volta che sento l’impulso irrefrenabile di correre. Mi impongo di dividere per quattro i risultati sperabili quando, d’impulso, sono certo che siano da moltiplicare per otto. Mi impongo di tacere per qualche giorno prima di annunciare il conseguimento di successi spaventosi. Ma, comunque, sono ben lontano da riuscire a controllare queste allucinazioni. E dopo ogni errore di valutazione mi trovo devastato economicamente perché ero sicuro che il risultato sarebbe stato 100 e invece è stato uno e mezzo. E quindi cado in una crisi depressiva nella quale vedo Alcatraz pignorata dalle banche e orde di criminali che devastano i confini divorando i nostri cavalli crudi. E mi esercito a pensare che si tratta solo di allucinazioni, che la situazione non è così dura, che abbiamo ancora una possibilità ma di notte piango e sudo freddo lo stesso. E allora mi siedo alla mia macchina da scrivere e spinto da una disperazione ossessiva batto i tasti con ferocia, per ore, fino a farmi dolere i polpastrelli. E scrivo il romanzo che venderà un milione di copie, l’appello che farà insorgere milioni di militanti Psico Rivoluzionari Zen, con forti capacità di autoimpresa e commercio ecologici.
Poi, siccome ho culo, qualche cosa ingrana di nuovo e il crollo economico è rinviato, pronti per una nuova impresa per la quale non dormire, non mangiare e rinunciare a tutti i rapporti umani e al tempo per vivere la natura, che poi sarebbero lo scopo per il quale ci si batte (il rapporto con gli esseri umani e il tempo di ascoltare la natura passeggiando nei boschi o guardando il cielo, il mare, il deserto o la pianura).
Insomma, questo film mi ha detto qualche cosa di utile, veramente, per la mia vita. Devo imparare a “marcare” in modo chiaro e indelebile le mie allucinazioni in modo da invalidarle. Ma, come il genio matematico non riesce più ad avere idee matematiche se uccide le sue allucinazioni con i farmaci, così anch’io non devo combattere contro questa speranza insensata che mi perseguita senza requie. E’ da lì che viene la mia capacità di scrivere, ricercare, cooperare con gli altri.
Mi chiedo quanta gente vedendo questo film si riconosca come è successo a me. Di primo acchito direi che questo film cambierà il mondo perché farà capire a tanti che la nostra mente si alimenta di allucinazioni. Le allucinazioni sono la base dell’intelligenza. Se l’umano non fosse sufficientemente schizofrenico sarebbe una scimmia. Ognuno ha i suoi mostri e le sue sirene incantatrici. C’è chi pensa che tutti parlino male di lui, chi si vede debole e indifeso, chi crede di aver capito come va il mondo e chi è convinto di non sbagliare mai. C’è chi sarebbe disposto a scommettere il mondo sul fatto che su quel libro ci sia scritta quella frase e poi quando va a controllare non la trova e fa finta di niente. C’è chi cerca le chiavi di casa in tasca e non ci sono ma dopo che le ha cercate dappertutto si rimette per la terza volta le mani in tasca e le trova…
Capire che nuotiamo in un brodo emotivo e che la mente vede ciò che vuole è un grande salto filosofico, una mutazione epocale nell’approccio con la propria mente e con il mondo. Un passaggio difficile che avrà ricadute epocali!!!!! Oppure posso dire, rabbonendo le mie fantasticherie ottimistiche, che questo messaggio impiegherà anni a penetrare, anzi decenni. Ma è un fatto che un’idea nuova ha trovato il suo cantore perfetto, una nuova storia archetipa è stata scritta, un nuovo colore inventato e, nel futuro, molti racconteranno questa storia in mille modi e alla fine diventerà un’idea banale, patrimonio di tutti. E allora qualche cosa sarà cambiata e un’altra zolla di terra sarà stata tolta da sotto i piedi di tutti i fondamentalismi, i preconcetti, le idee fisse, e le facili illusioni.
Ma l’effetto sarà moltiplicato da quel che ci racconta l’altro film: “Monster Inc.”.
Si tratta di un cartone animato per bambini e lavora a un livello molto elementare e profondo. Innanzi tutto si tratta di una eccezionale medicina contro le paure dei bambini. Parla loro di un problema agghiacciante: il terrore dei mostri che ti vengono in camera la notte. Chi non l’ha conosciuto? Chi non ha tremato nella solitudine di un letto troppo grande, spiando i vestiti buttati sulla sedia che diventano zanne e proboscidi, tentacoli e facce di lupi orrendi?
Il film offre una visione terapeutica dei mostri, in linea con le più moderne terapie rapide contro le fobie escogitate da Erickson e Watzlawick, psicologi che usano immagini mentali stupefacenti e impreviste, per permettere ai loro pazienti di affrontare i mali della mente.
Il film non nega l’esistenza dei mostri, non regala illusioni razionaliste ai bambini. No, il film dice chiaro e tondo che i mostri esistono e sono orrendi. Ma non tutti sono cattivi. E in realtà essi vivono nel terrore dei bambini che considerano potenze micidiali in grado di distruggere il loro mondo. Si dedicano poi a spaventare i bambini, non per cattiveria o odio ma perché dalle loro urla di terrore ottengono l’energia elettrica per far funzionare le città. Non conoscono altro mezzo per produrre l’energia. Ma alla fine si scopre che i bambini producono molta più energia quando ridono e allora i mostri smettono di essere spaventosi e si dedicano a far ridere i bambini con enorme solerzia. E così si divertono molto di più anche loro, per via che spaventare i bambini ed essere al contempo terrorizzati dall’eventualità mortale di essere toccati da quelle piccole pesti, dava loro molta ansia.
Ma sotto questo messaggio forte ce n’è un altro. Anche qui ci troviamo di fronte all’invenzione di una nuova macchina narrativa, un nuovo archetipo in grado di figliare migliaia di storie.
Il film dice: “Quando soffri è perché l’universo ha bisogno della tua energia per esistere. E tu produci energia soffrendo. Ma se tu impari a ridere dai, ridendo, più energia all’universo di quanta ne produci soffrendo. E quindi l’universo farà di tutto per farti ridere.” Non si tratta di un concetto nuovo. E’ contenuto nel proverbio “Cuor contento il ciel l’aiuta” e Gurdjieff lo descrive diffusamente nei suoi scritti. E pezzi di questa visione si trovano in tutte le culture matriarcali e in frammenti dionisiaci. Ma nessuno aveva mai fatto un film esprimendolo in modo così compiuto.
In questo film c’è tutto, tecniche psicologiche per dominare la paura, comprensione del diverso, comprensione del fatto che la non conoscenza e la paura reciproca sono alla base della sofferenza e della guerra, disprezzo per il terrore, superiorità del ridere e del divertimento come strumenti di straordinaria potenza, leve per affrontare il bisogno di amore del mondo come fonte di energia, magia e fortuna. Un bambino che a 4 anni vede un film così che idea del mondo avrà a 18 anni?
Sono sicuro che sarà un essere meraviglioso. Saranno milioni e troveranno il modo di cambiare tutto in meglio! D'altronde so che non succederà così: non devo farmi illusioni… questi film, insieme ad altri milioni di microeventi, faranno solo avanzare di un millimetro l’umanità sulla via della coscienza.
Però sarà un millimetro bellissimo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!