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La Città Verde
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In quel periodo ho fatto un sogno a occhi aperti.

Camminavo lungo un prato scosceso e immaginai un gruppo di monaci che si buttavano dalla collina con deltaplani di tutti i colori. Sembrava una festa. Fu allora che cominciai a pensare che Alcatraz sarebbe diventata un posto veramente strano. Questa fantasia é sempre stata legata anche a un fatto realmente accaduto. Ero al festival di Re Nudo del parco Lambro, l'ultimo (1975). Ci fu una lezione di Yoga di massa eravamo almeno duecento, seduti in un lunghissimo cerchio. Facevamo un OM. Mancava l'amplificazione e quattro o cinque maestri sparsi al centro dei cerchi, davano "gli ordini" a voce. C'era il sole e l'aria era sottile. Poi molti di noi parteciparono alla colossale danza tribale sotto il palco dove si alternavano i gruppi musicali. Eravamo in centinaia a ballare nudi con un senso di gioia e liberazione enorme. Qualcuno riprese la scena, così ogni volta che in TV trasmettono un documentario su quegli anni mandano anche uno spezzone di quella danza e mi rivedo ventenne, magrissimo, col pisello di fuori.

Rimandano quello spezzone perché gli hippies che fanno i selvaggi, fanno sempre audience, soprattutto se in mezzo ci stanno un po' di ragazze col seno statuario. Ma noi non eravamo contenti perché eravamo nudi: eravamo nudi per la contentezza di sentirci tutti assieme...non stavamo più nella pelle, figuratevi nei vestiti...

Ma questa gioia delle buone vibrazioni che sentivamo fra di noi nel film non si vede.

L'idea di costruire una città verde, un villaggio globale, un centro ecologico artistico e spirituale, dentro la mia testa, é legata al desiderio di rivivere un momento di comunione con gli altri che sono diventati molto rari da quando sono finiti i festival di re Nudo, le case occupate, le feste proletarie. Gli indiani metropolitani che giocavano a Bandiera con la polizia schierata in assetto di guerra. Uno di noi si piazzava tra il cordone dei poliziotti e la nostra prima fila, tirava fuori un fazzoletto e gridava un numero. Subito uno di noi scattava di corsa, acchiappava il fazzoletto e tornava indietro a fare punto, e tutti urlavamo: "Uno a zero! Uno a zero!"

E si vedeva che i poliziotti morivano dalla voglia di giocare anche loro. Alla fine pur di partecipare ci caricavano. E noi scappavamo pacificamente gridando: "Cattivi! Cattivi! Cattivi!" ci divertivamo da pazzi.

Anche a Macondo, l'immenso locale alternativo di Milano, ci furono momenti magici. . . Sempre comunque la condizione necessaria per poter vivere quest'estasi del gioco é stata la presenza di molte persone sulla stessa lunghezza d'onda.

Il 20 luglio 1982 iniziarono comunque i corsi. Era tutto pronto. Mancavano solo i letti. La gente arrivata si metteva in coda mentre il nostro incredibile falegname costruiva il letto. Quattro assi e via. Gli allievi pigliavano il letto, il materasso e le lenzuola e andavano a sistemarsi. C'era un po' di ritardo perché l'Arci ci aveva promesso venti volontari che avrebbero dovuto aiutarci per due mesi, ma non si era visto nessuno;

Eravamo un grande gruppo, c'erano ex tossicomani non troppo ex, ex fascisti diventati monaci induisti, ex socialisti passati all'ala freak, inventori pazzi e hippies spiantati. Non ho mai visto tante belle donne come quell'anno. Una cosa impressionante. Avevamo due cuochi di quella setta che pagano milioni per imparare a volare e i migliori cibi biologici della galassia. Un orto rigoglioso ci avrebbe dato verdure fresche tutti i giorni. Un mio amico, ex prostituto gay, ex tossicomane, ex malato di sifilide e scabbia, sieropositivo, passava tutto il giorno nell'orto a parlare con le piante.

Quando i corsi stavano per iniziare ci accorgemmo che le piante che crescevano alte un metro nell'orto non producevano ortaggi. Era i l festival della gramigna. C'erano tutte le erbacce che possono crescere nel clima temperato e alcune che, generalmente si trovano solo nell'Africa sub-sahariana. C'erano 5 piante di fagioli alte 15 cm. 2 di zucchine e 20 di pomodori, ma senza pomodori. Il terzo giorno di corsi, alle 19, 45 i due cuochi mistici si licenziarono perchè dar da mangiare a 40 persone era troppo per loro e si sentivano appesantiti, cosa che per chi vuol volare non va bene. Alle 20, 15 servimmo comunque in tavola. Eroici, avevamo fatto delle pizze durissime. Eroici urono i commensali che le mangiarono.


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