La costruzione di un contratto assicurativo equo e etico.

Il nostro sogno, da vent’anni, è quello di costruire una consociazione di servizi. Una Card etica che dia accesso a conto bancario, mutua integrativa, assicurazione (http://www.commercioetico.it/assicurazione), contratto telefonico (http://www.commercioetico.it/telefonia), acquisto scontato di elettrodomestici, auto, tecnologie ecologiche (http://www.commercioetico.it) viaggi, biglietti per spettacoli ecc.
Si tratta di un obiettivo molto complesso.
Tanto che riusciamo a ottenere risultati solo molto lentamente. La nostra scelta di fondo è di rivolgerci a grandi gruppi che non facciano parte del cartello delle multinazionali del dolore e della guerra e stipulare con queste aziende accordi commerciali basati sull’equità e la correttezza del rapporto con i consumatori.
Lo scopo è far risparmiare denaro alle famiglie, ottenere servizi migliori e contemporaneamente applicare una pressione come consumatori che incoraggi le aziende ad adottare comportamenti etici e solidali (e smettere di finanziare Bush).
In particolare il problema assicurativo è molto complicato. Infatti un’assicurazione non può essere valutata soltanto prendendo in considerazione il prezzo delle polizze. Ad esempio nei contratti auto spesso i prezzi più bassi corrispondono a assicurazioni che non coprono veramente tutti i rischi o che hanno massimali insufficienti (cioè quando accade un incidente grave coprono i danni solo fino a una certa cifra stabilita appunto dal MASSIMALE che deve essere chiaramente espresso nella polizza).
Comunque i costi delle assicurazioni individuali sono più alti di quello che dovrebbero essere. Sul mero costo assicurativo (copertura del rischio) pesa infatti la struttura di vendita. Esistono perciò larghi margini per offrire, ai consumatori consociati, sconti che possano raggiungere anche il 30% dell’importo.
Ma attenzione: una grossa voce di spesa risiede dalla struttura stessa dell’assicurazione, nel modo in cui il contratto è formulato e dalla corrispondenza reale tra il bene assicurato e il rischio previsto. Molti infatti pagano per assicurazioni che sono semplicemente mal concepite per la stupidità o la furbizia degli agenti. Paghi, pensi che il tuo rischio sia coperto e quando incappi in un guaio scopri che per venire pagato avresti dovuto compilare il contratto in un altro modo. E qui entriamo in un settore delicato. Una consociazione di assicurati dovrebbe garantirsi una consulenza efficiente sulla struttura della polizza. E si dovrebbe prevedere un’assicurazione sugli errori assicurativi, un Giurì interno che applichi il buon senso alla risoluzione delle controverse.
In un corretto rapporto assicurazione-consumatori lo stesso comitato di ottimizzazione dovrebbe monitorare la correttezza degli assicurati nelle richieste di danni.
Oggi in Italia C.A.E.S. è la sola assicurazione completamente etica, con la quale Alcatraz ha una convenzione (http://www.commercioetico.it/assicurazione), che sta costruendo un servizio di grande qualità e ha già raccolto l’adesione di migliaia di persone.
Anche le assicurazioni tradizionali stanno muovendo i primi passi ma ancora si tratta di società che non hanno ristrutturato il rapporto con i clienti né la struttura del loro investimento (le assicurazioni devono investire una quota del denaro raccolto in titoli garantiti, di stato e simili. Da tempo Amnesty International chiede di acquistare titoli di quelle nazioni che rispettano i diritti umani, se le assicurazioni seguissero questo criterio otterremo un’enorme strumento di pressione sui governi).
In questo caso l’eticità risiede in uno sforzo di trasparenza nei confronti del cliente e nella scelta di devolvere una piccola quota degli incassi in azioni umanitarie.
C’è chi ha valutato (come LifeGate con Ras) di costruire contratti collettivi con queste assicurazioni mirando a ottenere altri miglioramenti del loro modo di concepire il servizio assicurativo.
E’ comunque importante notare che l’esistenza di un interesse da parte delle assicurazioni per il progetto etico è un segnale di grande portata.
E’ conferma che l’Italia si muove nella direzione degli Stati Uniti, dove il risparmio responsabile assorbe più del 15% del risparmio totale.
Si tratta quindi di un grande scontro anche dal punto di vista degli interessi. Come evolverà la situazione non si può dire, molto dipenderà dalla capacità di comunicazione di C.A.E.S. e dalla velocità con la quale le altre assicurazioni si accosteranno al discorso etico. Sarà possibile immaginare una collaborazione tra C.A.E.S. e assicurazioni che siano disposte ad aderire a una carta etica veramente impegnativa?
Sarà possibile immaginare un rapporto completamente ristrutturato tra consumatori e grandi assicurazioni?
Qualcuno inizia ad ascoltare le fantasie sull’assicurazione globale, dove il tasso di rischio è calcolato globalmente e l’assicurazione instaura un vero rapporto diretto con l’assicurato… Ma qui torniamo al vecchio discorso (almeno per noi) del consulente economico famigliare, l’agente della consociazione dei consumatori, il mix tra un avvocato, un consulente per gli acquisti e il gestore di uno spaccio aziendale. Anni fa proponemmo all’Unione Europea un percorso formativo per questa nuova professione. Stanno ancora ridendo.

Jacopo Fo